I racconti di:

Claudio Cajati

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» L'una e l'altra Floridiana
» Case Mie
» Palazzo Guarracino
» La Montagna di Zucchero
» La Zanzara di Francesco
» Los dorados
» Voci antiche da Terra Murata
» Amaro mare mio
» Il messaggio in bottiglia
» La favola del pesce gatto


La Zanzara di Francesco



Il fiume era ormai vicino, a pochi passi sotto il dirupo. Come ad ogni tramonto, giunto lì, il giovane uomo dai glauchi occhi sinceri si sarebbe tolto finalmente il pesante saio puzzolente. E lei avrebbe avuto un intero corpo a disposizione: non più solo la faccia bruciata dal sole, le mani dai gesti lenti e amorosi, i piedi teneri costretti in rozzi sandali. Avrebbe potuto ancora una volta scegliere. Senza fretta, tenendo a bada la smania di affondare al più presto il minuscolo fioretto. Ripetere la minuziosa trasvolata, sullo sterminato territorio di carne rosea, per propiziare la succhiatina più gustosa.
E volava, leggera di eccitazione e di voglia, sopra la testa liscia dell'uomo. Altri giovanotti, intorno a lui a corona, assieme saltellavano allegri e sicuri, indifferenti alle insidie del dirupo scosceso. Presto si sarebbero liberati del peso e del fetore della veste. Ma lei volava solo sopra di lui. Il suo preferito. Il suo Francesco.
Francesco si tolse il saio con un gesto deciso, eppure gentile. Come se anche il saio che si apprestava a lavare nel fiumicello fosse uno dei suoi tanti fratelli. E lei, confusa da tutto quel bendiddio, stette qualche secondo irresoluta. Sospesa nel buio che scendeva complice, a contemplare la distesa morbida che profumava di innocenza. Il sangue dei giusti è un'altra cosa - pensò - di una dolcezza che non la puoi raccontare, che chi non l'ha succhiato non può immaginare. E, assorta per un istante in questa riflessione, assaporò mentalmente la bella impresa che ancora una volta la attendeva.
I giovani frati, ignudi tutti e senza vergogna alcuna, stavano inginocchiati a bordo del fiumicello. Le schiene si piegavano ritmicamente nel gesto che accompagnava le mani, intente a sfregare la stoffa intrisa di sudore nella limpida sorella acqua.
D'improvviso, il ronzio esagerato per la troppa eccitazione e la picchiata a capofitto. Il minuscolo fioretto era pronto a penetrare la pelle sull'orlo dell'ombelico.
Francesco si girò appena. Le mani smisero di stropicciare il bordo della veste grondante. Stava per dire, forse (era perfino prevedibile), qualcosa come: "Sorella zanzara, più assetata del solito stasera?" Ma fu preceduto ed interrotto.
"Frate Francesco" - gridò un giovinetto dalla voce immatura - "c'è una zanzara... Una sorella zanzara" - si corresse subito - "che sta per succhiarti il sangue!"
Il lento sorriso di Francesco sembrava quasi di godimento. Accompagnò un guizzo di rimprovero nello sguardo.
"La conosco, frate Celestino, la conosco bene" - la voce rassicurante sembrò venire dalla lontananza di un'intimità affettuosa - "mi accompagna e mi sugge il sangue ogni giorno, dal tramonto alla notte..."
Frate Celestino non poté trattenersi. Cominciò a scrutargli il corpo alla ricerca delle bolle. Bolle che non c'erano.
"Ma, Frate Francesco, com'è che...?" - E non ebbe cuore di completare: "...non vi grattate mai?"
Francesco ricompose l'interruzione come se non avesse percepito la sua voce:
"... Dal tramonto alla notte, finché è sazia. E allora mi vola in testa, mi si posa sulla chierica, la notte mi fa compagnia, la mattina di nuovo sulla nostra strada mi segue. Fedele e riconoscente. Perfino attenta ai nostri discorsi, credo, toccata dalla parola di pace, di fratellanza, di amore. Sorella zanzara che da noi sa prendere il meglio, che non succhia solo sangue, che anche d'altro sa nutrirsi."
E così dicendo, finì di strizzare il saio, lo indossò con un gesto semplice. E assieme a tutti gli altri fratelli, di nuovo vestiti, di nuovo puliti, si avviò in compagnia della piccola zanzara.
Gli ultimi raggi solari, come ogni giorno, si fecero in un istante ardenti per asciugare loro le vesti.

FINE

 
Visitatori: Oggi: Ultimo aggiornamento 01.07.11